:: ANNO IX / FANZINE N.09 / UDINESE-SAMPDORIA    
 
 
:: EDITORIALE
 

Vi ricordate com’era bello tanti anni fa, quando per tutta la settimana si aspettava che arrivasse la domenica per andare allo stadio, o quando la propria squadra era in trasferta, si stava attaccati alla radiolina con “Tutto il calcio minuto per minuto”, perchè il calcio era lo sport più bello del mondo, proprio perchè era solo uno sport? Bene, dimenticatevelo. Dall’anno prossimo i nuovi padroni del calcio hanno deciso di farci fare indigestione di pallone, facendocelo sorbire dalla mattina alla sera e togliendoci quel desiderio che ci faceva stare in ansia per tutta la settimana in attesa del fischio dell’arbitro alle 15 della domenica. Il calcio non è più uno sport, ma un giro di affari da un miliardo di euro l’anno. E’ pronto lo spezzatino, tutti a tavola. Gli chef sono Murdoch e la Lega Calcio, che sull’esempio del campionato inglese hanno deciso di spalmare le dieci partite del campionato di Serie A in diversi giorni e a tutte le ore, comprese le 13, con il pranzo ancora sullo stomaco, e le 21.15. L’obiettivo dichiarato è di far vedere ogni partita al tifoso della propria squadra, facendo in modo che se uno spegne la tv, un tifoso di un’altra squadra la accende, tenendo un audience costantemente alta. In Inghilterra già da qualche anno il campionato spezzatino funziona, ma anche perchè è molto diverso da quello italiano. Ma purtroppo le tv italiane hanno questo potere perchè i loro introiti ingrossano i budget societari per il 60%, mentre in Inghilterra solo del 33%, e così i restanti ricavi derivanti dalla vendita dei biglietti o dal merchandising passano in secondo piano. Chi se ne importa se allo stadio non ci va più nessuno. Ma il bello del calcio non era andare a vedere la partita dal vivo? Le nuove generazioni che impareranno cos’è il calcio attraverso la televisione non capiranno effettivamente cosa sia, e senza l’odore dell’erba e la vista dei calciatori in carne e ossa, per loro sarà come vedere un film in televisione. E non ci sembra che lo spirito del calcio sia proprio questo. Gli esperimenti effettuati finora sono sempre stati disprezzati da pubblico e stampa, ma pare proprio che il calcio-spezzatino sarà il futuro della serie A come già avviene per la serie B. A deciderlo è la Lega Calcio, che nel prossimo bando di vendita dei diritti televisivi, per ottenere fondi maggiori dalle emittenti, farà come già avviene in Bundesliga ed in Premier League, cioè suddividere le partite in 3-4 giorni, e non solo.
La suddivisione dovrebbe avvenire più o meno in questo modo: le squadre impegnate in Champions nelle partite del martedì giocheranno l’anticipo al venerdì (resta da decidere se farle giocare in contemporanea o in due orari diversi); le altre due squadre che giocano di mercoledì anticiperanno al sabato, mantenendo gli orari di oggi, il posticipo domenicale rimane intatto, ma in più potrebbe esserci un anticipo alle 12:30 della domenica. Quando possibile poi ci sarà anche una partita al lunedì sera, anche se questa resta da decidere. Probabilmente verrà ridotto anche il periodo senza partite durante le vacanze natalizie, considerato da tutti troppo lungo, ma forse questo è un bene. Insomma, la vecchia abitudine di sentire le partite in radio tutte in contemporanea sembra destinata a perdersi definitivamente.
Il calcio spezzatino finisce subito nel menù dei tifosi bianconeri: l’Udinese giocherà venerdì 12 febbraio a San Siro, contro il Milan, prima sfida di un turno, il 5º di ritorno, che sarà “spalmato” nell’arco di tre giorni, mettendo in pratica per la prima volta, dunque, il progetto della Lega Calcio che vuole sparpagliare le partite per ottenere sempre più audience televisivo. Così, dopo l’Inter a mezzogiorno (il 6 gennaio contro il Chievo), ecco il Milan contro l’Udinese di venerdì, una scelta dettata anche dagli impegni in Champions League dei rossoneri. Una scelta che probabilmente sarà ripetuta in marzo, nella giornata che precederà la gara dell’Inter contro il Chelsea, ma che sarà ufficializzata soltanto a fine febbraio, il mese dello spezzatino per l’Udinese, visto che anche con il Genoa giocherà in anticipo, sabato 20 alle 18.
Ma la Lega calcio non vuol fare passare questa rivoluzione per un’esigenza di mercato (legata agli introiti per i diritti televisivi, in poche parole) e per il momento batte sul tasto dell’opportunità sportiva: «E’ allo studio un’ulteriore modifica per dare alle squadre italiane impegnate nelle coppe europee lo stesso numero di giorni di riposo di cui godono le avversarie, nell’interesse del sistema che deve difendere il terzo posto nel ranking continentale. In alcune circostanze vedremo di fare anticipare il campionato al venerdì per chi è impegnato di martedì e molti club hanno chiesto di anticipare al sabato anche quando giocano di mercoledì». Così nel corso dell’ultima riunione in Lega, il direttore generale dell’Udinese, Sergio Gasparin è stato interpellato per conoscere l’opinione del club bianconero sul possibile “anticipo anticipato” contro il Milan. «Abbiamo risposto che non c’è alcun problema, visto che si tratta di favorire una squadra italiana in Champions», ha svelato Gasparin. Dopo il Presidente Soldati che si è dimostrato favorevole all’introduzione della “Tessera del tifoso” ci mancava questo “fenomeno” con le sue uscite. Facile parlare quando si vive del prodotto calcio e non si ha la minima idea di cosa voglia dire essere tifoso con la “T” maiuscola. Alle società piace lo spezzatino e anche i giocatori non si lamentano, come si può capire dalle parole di Sergio Campana, numero uno dell’Associazione calciatori: «E’ un orientamento comune a tutti i paesi d’Europa: si gioca in orari e giorni sfalsati e si cerca così di soddisfare le esigenze delle televisioni, che finanziano questo sport»... e quindi i loro stipendi. Affermazione che non ci lascia affatto stupiti visto che da sempre sosteniamo di fronte ai muli a vento di questa curva l’estinzione dei giocatori bandiera. Ma lor signori calciatori dovrebbero, almeno ogni tanto, accendere il cervello e pensare alla semplice struttura del gioco più amato dagli italiani sorretto dai tifosi. Senza tifosi non ci sarebbe pubblico negli stadi che con biglietti “popolari” anche a quaranta euro rappresentano comunque un certo introito per le società di calcio, ma neppure davanti alla televisione a garantire l’audience di Sky e di quegli altri avvoltoi e quindi neppure gli stipendi per i bamboccetti in pantaloncini corti.
Il calcio spezzatino è solo l’ennesima trovata di un sistema che ha fallito! Nel vero senso della parola: ha finito i soldi, non riesce più a pagare i propri debiti, è a un passo dalla bancarotta fraudolenta, deve assolutamente trovare nuovi introiti. E gli stadi si stanno trasformando in studi televisivi: chissà, forse tra qualche anno ti pagheranno per andare in curva, un pò come si fa con il pubblico dei programmi tv. Ecco: si cerca di aiutare le Tv, loro si che vanno incentivate, in quanto sostenitrici dell’intero baraccone. E chi se ne importa se la gente il venerdì o il lunedì lavora e ha problemi ad organizzarsi a seguire la squadra del cuore. Tanto lo può fare attraverso la Tv. A pagamento naturalmente. Il pubblico è sempre più una cornice, a volte televisamente pittoresco, altre volte televisamente censurabile, ma anche in questo caso fa notizia. Gli unici che non ci stanno a questo sistema siamo noi. Quelli bistrattati da stampa e televisione e che il Viminale vorrebbe debellare dagli stadi per aver campo libero per i propri interessi. Di seguito la posizione degli “Ultras Tito” della Sampdoria, si proprio quelli che oggi saranno i nostri rivali, su questo tema. Nemici sugli spalti e tutti noi vogliamo che continuino ad esserlo per ancora tanto, tanto tempo.

La sagra della demenza continua. Ora state a sentire cosa hanno in mente di fare quei “geni” che governano il nostro calcio: rivoluzione! Da febbraio la serie A si articolerà nella seguente maniera: una partita in anticipo fissa al venerdì o addirittura due se c’è la Champions. Il sabato un anticipo fisso o due anticipi (anche qui dipende se c’è il turno di Champions). La domenica sei o sette partite con un posticipo. La novità quindi è l’anticipo fisso di venerdì (che potrebbero essere due, ricordate per via della Champions). Ma se vi girano i coglioni nel pensare ad una giornata di campionato spalmata dal venerdì alla domenica sera tenetevi forte. La FIGC, con il prezioso aiuto della Lega Calcio, è già al lavoro per servirci uno “spezzatino” per il prossimo campionato che non può non far venire il voltastomaco. Si giocherà di venerdì (un anticipo fisso alle 20:45 più un altro in caso di Champions da giocare alle ore 19:00). Si giocherà al sabato (un anticipo fisso alle 20:45, anche qui due anticipi in caso di Champions di cui uno alle 18:00). Si giocherà di domenica (un anticipo fisso alle 12:30, 3 o 5 partite alle 15:00 (dipende dalla maledetta Champions) ed un posticipo alle 20:45. Ed infine... si giocherà di LUNEDI’! (una partita alle 20:45). In tutto sto casino l’unica cosa certa è che a prendersela nel culo siamo noi tifosi. Venerdì sera, così come se fosse di lunedì, se giochiamo a Palermo in quanti di noi riusciranno a prendere ferie? La domenica vogliono giocare a mezzogiorno e mezza? E poi vogliono le famiglie allo stadio... Al sabato quanti di voi lavorano? E quanti riusciranno ad essere allo stadio alle 19:00? (neanche da fare la domanda se giochiamo in trasferta). Sia chiaro, il problema non riguarda solo noi sampdoriani, riguarda tutti coloro che amano seguire la loro squadra del cuore allo stadio piuttosto che alla televisione. L’obiettivo dei governanti del calcio è quello di offrire più partite possibili ad orari diversi così da massimizzare gli introiti derivanti dalle televisioni a pagamento. Per spiegarci meglio: un tifoso (di quelli che valgono meno di zero, a cui piace starsene a casa in pantofole davanti alla televisione) che tifa la squadra X, se la giornata di campionato viene giocata lo stesso giorno allo stesso ora, vedrà solo la sua squadra X. Mettiamo caso che invece le partite vengano giocate ad orari differenti ed in giorni diversi. Lo stesso tifoso X potrà ora vedere (oltre che la sua squadra) anche altre partite del campionato (basterà collegarsi con il canale a pagamento necessario), e così facendo andrà ad ingrossare le tasche del sistema calcio e dei suoi strozzini. Fanno paura le parole di Beretta (presidente di Lega Calcio, ex direttore di confindustria...) “Il calcio professionistico in Italia vale 1,5 mld di euro ed ha ancora grandi potenzialità, anche guardando i modelli europei di maggiore successo, di incrementare questa sua capacità di produrre ricchezza’… Per questi signori il prodotto calcio, la Serie A, non è altro che un settore dell’economia italiana, così come l’agricoltura, l’industra, etc. Il signore Beretta (così come tutti gli altri che con lui lavorano assiduamente per massimizzare i profitti) non si rende conto che il calcio è uno sport, e ciò che lo circonda devono essere emozioni, sentimenti, tradizioni, e aggregazione… Per la cronaca, lo stesso Beretta qualche giorno fa era presente alla conferenza stampa per festeggiare i 50 anni di ”Tutto il Calcio minuto per minuto”… Siamo curiosi di sapere con che faccia… VERGOGNATEVI TUTTI!