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N.B.: Questo è l'editoriale che sarebbe dovuto uscire in occasione della sfida col Cagliari rinviata a causa della forte nevicata che si è abbattuta sul Friuli nei giorni precedenti al match. Visti i contenuti trattati abbiamo preferito riproporla nella prima sfida del nuovo anno contro la Lazio. |
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| :: EDITORIALE | ||||||||||||
Ultima partita di questo 2009. Oggi la Nostra Amata Udinese affronterà al “Friuli” il Cagliari. Sarebbe troppo scontato, nell’editoriale di oggi, parlare del difficilissimo momento che stà attraversando la nostra Amata Udinese. Preferiamo, invece, affrontare un altro tema; non per disamore verso i nostri colori che continueremo sempre e comunque a sostenere ma per altri motivi. Non è mai stato nel nostro dna parlare di calcio giocato e non tolleriamo chi, e sono molti, fanno sempre gli allenatori. Ad ognuno il suo ruolo e le proprie responsabilità. La nostra fede va oltre un risultato, oltre alla posizione in classifica, oltre a certe oscure scelte societarie che talvolta neppure gli addetti ai lavori conoscono. Il calcio è fatto così, signori, se non l’avete ancora capito. Dai tempi di Calciopoli, che ha fatto tanto clamore, davvero poco è cambiato. Oltre alla pura passione di noi tifosi c’è alla base sempre e solo business ed interessi. Noi, invece, siamo mossi da ben altre motivazioni che arrivano direttamente dal cuore e che neppure l’ultimo posto in classifica metteranno in discussione o ci farà abbandonare questi gradoni o non salire su un mezzo per seguire le Zebrette in giro per l’Italia. Ecco perchè preferiamo parlare d’altro, di qualcosa di più subdolo che stà dilagando nella nostra amata Italia. Ci riferiamo alle leggi. Non quelle al servizio del cittadino che garantiscono legalità e tranquillità ma quelle che minano la libertà individuale e che stanno tracciando una strada pericolosa che porterà ad uno stato di polizia dove o sei inquadrato, schedato e omologato o sei a tutti gli effetti un serio problema. Sembravamo essere solo noi ultras il male della nostra società da debellare per permettere al calcio di tornare ad essere un’oasi di pace e tranquillità. Ora le cose sono cambiate. L’attenzione di chi ci vorrebbe burattini e muoverne i fili si stà spostando dagli stadi, alle strade e alle piazze. Quanti di voi, quando già da diversi anni (“Leggi speciali: oggi per gli ultras, domani in tutta la città” lo striscione esposto a livello nazionale nel campionato 2001-2002) avevamo sollevato a più riprese il pericolo di una simile situazione, ci hanno preso per visionari, per vittimisti o ancor peggio per coloro che cercano degli alibi per i propri comportamenti, anche violenti se vogliamo, creando paraventi dietro cui nascondersi. E’, inevece, di pochissimi giorni fa, la notizia che il ministro degli Interni Roberto Maroni esaminerà nuove e più rigide norme sulle manifestazioni e su internet parlando di necessità di “misure più adeguate e urgenti” per le quali è ipotizzabile che il governo possa agire per decreto. Il “titolare” del Viminale ha anche fatto sapere che l’esecutivo sta valutando la possibilità di estendere alle dimostrazioni pubbliche le norme contro la violenza negli stadi. “Sono misure che stiamo valutando - ha detto Maroni in Transatlantico - per garantire ai cittadini e a chi ha compiti istituzionali di poter svolgere tranquillamente la propria azione”. Ma il ministro non è sceso nei particolari: “Ho detto che sono allo studio misure ma non ho intenzione di dire quali: lo dirò prima al Consiglio dei Ministri, essendo misure delicate, che riguardano terreni delicati come la libertà di espressione sul web e quella di manifestazione, ancorchè in luoghi aperti, pubblici”. Secondo Maroni è in ogni caso necessario “trovare un equilibrio tra la libertà di manifestazione del proprio pensiero in campagna elettorale e quella di manifestare la propria critica. Tutte queste sono norme che stiamo valutando, per vedere se servono e cosa serve alla luce di quanto sta accadendo in questi giorni”. Parole quelle espresse che ci fanno davvero rabbrividire visto che sappiamo bene cosa intende il “buon” Maroni con queste affermazioni vivendo quotidianamente abusi di potere e repressione. Quando parlano di misure che vanno contro la libertà di espressione sappiamo bene di cosa stanno parlando in uno stato dove si viene sottoposti a Daspo anche per uno striscione non autorizzato o per un posto a sedere allo stadio non rispettato. In precedenza, in un intervento alla Camera, Maroni aveva fatto riferimento alla polemica nata per la presenza in rete di siti inneggiati all’aggressore di Berlusconi: “Valuteremo soluzioni idonee da presentare al prossimo consiglio dei ministri” per consentire “l’oscuramento dei siti che diffondono messaggi di vera e propria istigazione a delinquere”. E aveva aggiunto: “Nel rispetto di chi usa i social network con finalità pacifiche, il governo sta facendo approfondimenti tecnici per una legislazione per contrastare in modo più efficace episodi di violenza nelle manifestazioni pubbliche” nel rispetto delle norme vigenti e sulla “falsariga” di quelle adottate per prevenire la violenza negli stadi”. Maroni ha detto di “accogliere l’invito del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, perchè si fermi la pericolosa esasperazione della polemica politica e si torni a un civile confronto tra le parti”. Quello che ci attendiamo è una sorta di “tessera del cittadino” che solo i più meritevoli potranno possedere sulla base di chissà quali credenziali. Se con la “tessera del tifoso” quello che si vuole ottenere è un tifoso che paga e non vive di sane passioni, lasciamo a voi immaginare quale futuro ci attenderà. Nella discussione in aula la posizione di Maroni è stata contestata da Casini. “Guai a promuovere provvedimenti illiberali”, ha affermato il laeder dell’Udc: “Le leggi esistenti già consentono di punire le violazioni. Negli Usa Obama riceve intimidazioni continue su Internet, ma a nessuno viene in mente di censurare la Rete”. Leggi speciali, quindi, per le manifestazioni, divieti di orario, limitazioni di itinerari, pene più dure per chi «interrompe» e mostra «atteggiamenti di dissenso», come se uno a un corteo andasse solo in nome del pensiero unico. Alle manifestazioni e ai comizi come allo stadio: chi sgarra entra nella black list degli indesiderati. E una volta blindate le piazze vere, il governo provvederà a blindare anche quelle virtuali con leggi speciali per chi usa il web per, dice il ministro Maroni, «istigare alla violenza». Noi continueremo a contrapporci a questi abusi con la nostra ribellione e allertando chi, come te, legge questa fanzine, segue le notizie sul nostro sito internet, fino a quando non verrà oscurato per futili motivazioni, o ha deciso di sposare il nostro ideale di vita spensierato, genuino ma soprattutto libero. |
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